Senza padroni-burocrati
Se ci fosse un premio intitolato al sior Todero brontolon (e chissà che non venga istituito per davvero), toccherebbe senza ombra di dubbio al presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Non passa giorno che non esprima i propri rimbrotti. Il rimborso dei crediti alle imprese è troppo confuso. La mancanza di governo ci fa perdere un punto di prodotto lordo. “Un nuovo esecutivo serve subito, anzi subitissimo”, ha detto ieri. In un anno hanno chiuso 4.218 aziende, 13 per cento in più rispetto a dodici mesi fa. La recessione è pesante e la ripresa scivola in avanti nel tempo.
21 AGO 20

Se ci fosse un premio intitolato al sior Todero brontolon (e chissà che non venga istituito per davvero), toccherebbe senza ombra di dubbio al presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Non passa giorno che non esprima i propri rimbrotti. Il rimborso dei crediti alle imprese è troppo confuso. La mancanza di governo ci fa perdere un punto di prodotto lordo. “Un nuovo esecutivo serve subito, anzi subitissimo”, ha detto ieri. In un anno hanno chiuso 4.218 aziende, 13 per cento in più rispetto a dodici mesi fa. La recessione è pesante e la ripresa scivola in avanti nel tempo. Ieri l’Unione europea ha parlato addirittura di rischio contagio dalla crisi italiana. Mentre il documento di economia e finanza illustrato da Monti e Grilli non promette nulla di buono: il pareggio del bilancio è stato centrato, a costo di una caduta del prodotto lordo. Si poteva fare con meno tasse e più tagli alle spese, ma l’effetto sulla congiuntura non sarebbe cambiato. Le lamentele della Confindustria, dunque, mostrano solo quanto sia emarginata in questa fase politica. Si potrebbe dire che fa pendant con i sindacati i quali hanno lasciato la piazza ai partiti. Nell’un caso e nell’altro, è la conseguenza dei cambiamenti di fondo provocati dalla crisi. Prendiamo la Fiat. L’Italia per lei conta appena il 10 per cento del fatturato. Sono ormai remoti i tempi in cui influiva persino sulla scelta dei presidenti della Repubblica. Basti pensare a Valletta e Saragat. Oggi la lobby industriale brontola, si sbraccia, alza la voce. Ma la storia e la cronaca le passano accanto. La Fiat-Chrysler di Sergio Marchionne produce utili, soprattutto altrove, e comunque fuori dalla Confindustria.